Domotica e obsolescenza programmata: la lista dei (costosi) gadget smart morti si allunga
Weber ha spento server e app del forno intelligente June, acquistato nel 2021 e già fuori produzione dal 2022: chi lo possiede perde riconoscimento automatico degli alimenti, controllo da remoto e aggiornamenti, restando praticamente con un tostapane di lusso
di Nino Grasso pubblicata il 29 Settembre 2026, alle 08:11 nel canale ElettrodomesticiWeber ha spento definitivamente server e app di June Oven lo scorso martedì, trasformando uno dei forni intelligenti più celebrati dell'ultimo decennio in un elettrodomestico muto. Sparisce il controllo da smartphone, sparisce il riconoscimento automatico degli alimenti via intelligenza artificiale, spariscono gli aggiornamenti software. Il forno continuerà a scaldare, ma la parte "intelligente" per cui migliaia di utenti avevano pagato fino a 1.495 dollari è svanita in un solo giorno.

June Oven era nato circa dieci anni fa dal lavoro di un gruppo di ex ingegneri Apple, con bilancia integrata, resistenze da forno professionale, telecamera interna e un sistema capace di riconoscere un petto di pollo e cuocerlo al punto giusto da solo. Al prezzo di lancio proibitivo si affiancò poi un modello più economico, che allargò la base di utenti fedeli.
Weber aveva rilevato l'azienda a gennaio 2021, interrompendone la produzione già nel 2022 ma lasciando attivi i server cloud fino alla scorsa settimana. L'azienda ha valutato l'ipotesi di rendere open source la tecnologia, scartandola perché la proprietà intellettuale di June è ormai parte della piattaforma Weber Connect. Il co-fondatore Matt Van Horn ha raccontato sui social di aver provato a tenere in vita i server, senza riuscirci.
Il cimitero degli elettrodomestici smart si allarga
Negli ultimi due anni, come ha documentato The Verge, la lista dei dispositivi connessi abbandonati dai produttori si è allungata parecchio: Nest Secure, i primi termostati Nest, la linea WeMo di Belkin, i robot Neato, il forno Brava, i pulsanti Pop di Logitech, gli speaker SoundTouch di Bose e le lampadine Sengled hanno perso in tutto o in parte i servizi cloud. Solo alcuni sono sopravvissuti grazie a protocolli locali come Zigbee, Thread e HomeKit, o all'integrazione con Home Assistant, rifugio naturale di questi dispositivi orfani.
Nella maggior parte dei casi si tratta di un lento degrado: June e Brava restano forni funzionanti, i vecchi termostati Nest gestiscono ancora riscaldamento e climatizzazione come un modello da 30 dollari, un Neato continua a passare l'aspirapolvere. Nest Secure, invece, è diventato puro rifiuto elettronico, senza resurrezioni possibili come accaduto invece a Insteon o a Bose, che ha reso pubbliche le API di SoundTouch dopo un ripensamento.
Dietro queste chiusure c'è spesso lo stesso schema: startup decennali, fondate da ex dipendenti Apple, finite in mano a grandi gruppi attratti dal prodotto ma poco disposti a coprirne i costi operativi. Sta succedendo anche a Level Lock, startup simile, dopo che Assa Abloy ne ha licenziato gran parte del team pur mantenendo il servizio ancora attivo.

Le soluzioni proposte ruotano attorno a tre punti: regole più stringenti per i produttori, dispositivi progettati per funzionare senza cloud, maggiore consapevolezza degli acquirenti. Consumer Reports spinge per una normativa che obblighi a rilasciare un'API locale prima di spegnere i server, per mantenere il controllo tramite Home Assistant. Lo standard Matter nasce proprio per questo: un dispositivo certificato mantiene le funzioni su un hub locale, a prescindere dal destino dell'azienda produttrice. Zigbee, Z-Wave, Thread e Bluetooth offrono garanzie simili.
Alcune aziende hanno provato ad attutire il colpo: Amazon ha rimborsato chi aveva comprato un braccialetto Halo nei dodici mesi precedenti alla chiusura, Vorwerk ha offerto sostituzioni gratuite ad alcuni utenti Neato dopo aver ridotto il supporto da cinque a due anni, Google ha proposto ai clienti di Nest Secure un dispositivo ADT in cambio.
Per chi valuta l'acquisto di un dispositivo per la casa connessa, il consiglio resta lo stesso da anni: controllo locale, pulsanti fisici o telecomando diretto, possibilità di funzionare offline. Le funzioni cloud aggiungono valore reale, ma restano legate a un server che, prima o poi, qualcuno potrebbe decidere di spegnere.







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56 Commenti
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Se l'acquirente avesse un minimo di intelligenza, e non comprasse per "moda", non rimarrebbe sorpreso quando un dispositivo dipendente da un server smette di funzionare perché il server viene spento...
Va bè che se uno, come ho visto per curiosità su un video sulla domotica, dice che vuole la casa intelligente perché ogni volta si mette sul divano si è scordato di spegnere la luce, significa che come società siamo alla frutta.
A far ché del telecomando della televisione? Basta alzarsi dal divano e usare i pulsantini sulla TV...
A far ché del telecomando dell'auto? Basta estrarre le chiavi ed infilarle nella serratura...
A far ché del cancello elettrico? Basta scendere dall'auto e spingerlo a mano...
A far ché del telefonino? Basta usare una delle tante cabine telefoniche...
Ecc...
Ecc...
Ecc...
A far ché del telecomando dell'auto? Basta estrarre le chiavi ed infilarle nella serratura...
A far ché del cancello elettrico? Basta scendere dall'auto e spingerlo a mano...
A far ché del telefonino? Basta usare una delle tante cabine telefoniche...
Ecc...
Ecc...
Ecc...
Faccio notare che NESSUNO dei dispositivi elencati (ma proprio nessuno-nessuno-nessuno) ha a che fare con la domotica.
Telecomando del cancello elettrico e del TV è roba di 60 anni fa. Quello dell' auto (che poi non sarebbe questo grande scomodo aprirla a mano) e telefonino diciamo 30 anni fa.
Telecomando del cancello elettrico e del TV è roba di 60 anni fa. Quello dell' auto (che poi non sarebbe questo grande scomodo aprirla a mano) e telefonino diciamo 30 anni fa.
E nessuno è connesso a Internet.
Va da se che l'auto la apro con a chiave da sempre.
Un prodotto smart con la certificazione "off line ready" (o una roba simile) che indichi la possibilità di controllarlo tramite altre piattaforme (home assistant, Google Home ecc.) o il rilascio dei codici nativi affinché qualcun altro possa elaborarli e farli funzionare su altri server. Potrebbe essere persino una forma di business...
Un prodotto smart con la certificazione "off line ready" (o una roba simile) che indichi la possibilità di controllarlo tramite altre piattaforme (home assistant, Google Home ecc.) o il rilascio dei codici nativi affinché qualcun altro possa elaborarli e farli funzionare su altri server. Potrebbe essere persino una forma di business...
già lo fanno, lo chiamano diy ad esempio shelly (un nome a caso)
ottimo, dovrebbero evidenziarlo di più quando propongono un prodotto connesso e "costringere" (passami il termine) gli altri a fare altrettanto
Telecomando del cancello elettrico e del TV è roba di 60 anni fa. Quello dell' auto (che poi non sarebbe questo grande scomodo aprirla a mano) e telefonino diciamo 30 anni fa.
Non è molto diverso.
Che io utilizzi un telecomando per cambiare canale o accendere la luce, la funzione è pressoché identica, se la "ridicolizzazione" della domotica passa per il "non serve alzarsi dal divano"...
"Domotica" e "connesso ad internet" sono due concetti diversi.
E la tv la comandi con i pulsantini sulla cornice?
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